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2022: L'Italia chiude le Onde Medie

L'annuncio è apparso su alcuni portali dedicati all'ascolto radio analogico

L. Mureddu

Per esempio, potete trovarlo sulla pagina facebook dedicata alle onde medie oppure leggerlo qui:

E' UFFICIALE: LA RAI SPEGNE LE ONDE MEDIE - Bclnews

La dicitura esatta è "Dismissione totale del Servizio di diffusione analogica terrestre radiofonica - Onde Medie", in altre parole: si spengono i pochi ripetitori rimasti e si abbattono le relative antenne. Si tratta, burocraticamente parlando, della conseguenza del non rinnovo di un contratto di servizio per le aziende che finora l'hanno mantenuto attivo. Recesso avvenuto a settembre 2021, destinato a diventare esecutivo entro un anno, quindi settembre 2022. Salvo possibili anticipazioni anche senza preavviso.

In questo modo la Rai conclude un ciclo durato quasi esattamente un secolo. Infatti la prima trasmissione "circolare" dell'URI (poi Eiar e poi RAI) risale all'ottobre 1924. La BBC inglese, la radio più antica di tutte, aveva iniziato proprio nel 1922. Anch'essa ha chiuso recentemente diciassette trasmettitori in Onde Medie, tra cui una da 100kW.

Possiamo dire che nel 2022 si chiuderà ufficialmente il vero Secolo della Radio, cento anni nei quali questo mezzo di comunicazione ha avuto modo di nascere, affermarsi, essere utilizzato per informare, intrattenere, indottrinare, diventare compagno insostituibile per le famiglie e soprattutto per le persone sole, unificare lingue e tendenze, fare propaganda positiva e negativa, annunciare guerre e armistizi. Tutto passava da lì. Tutto è passato da lì negli ultimi cento anni.

Qualcuno dirà: ma la radio c'è ancora, c'è l'FM, c'è il digitale e lo streaming. È vero, le trasmissioni sono rimaste, anzi, sono sovrabbondanti sia come numero sia come genere. Ma non sono, ormai, più, la Radio. Quella del salotto buono, del grosso mobile un po' sacro, con la voce forte e dai toni vibranti per il legno e per il grosso altoparlante. Oppure quella piccola, clandestina, che si arroventava mentre cercavi di ascoltare Radio Tirana la notte mentre gli altri dormivano, e quell'altra ancora, a transistor con le pile sempre scariche che bisognava orientare per tirar fuori qualche nota di "Love me do". Tutte andavano a onde medie, era il "minimo sindacale" per una radio, e d'altronde era sufficiente: tre reti Rai, una delle quali arrivava sempre fortissima perché trasmetteva a pochi chilometri di distanza. Quella si riceveva anche con le galene. Poi altre emittenti vicine e lontane, spesso evanescenti, che portavano voci e musiche dai Paesi vicini, in francese o in arabo, o anche in italiano con forti accenti stranieri.

Ok, poche ciance, tutto questo è passato. La tecnologia ha messo a disposizione nuovi mezzi di comunicazione e di broadcasting, molto più economici specie per chi trasmette: non serviranno mai più quelle antenne sostenute da tralicci alti decine di metri in grado di cambiare un paesaggio, quei tubi finali da centinaia di kW raffreddati ad acqua o meglio a vapor d'acqua, quelle enormi bobine di carico, quelle centrali elettriche di alimentazione: per trasmettere 100 kW serve una potenza di quasi mezzo megawatt. Dunque, con le onde medie finisce anche l'era delle grandi potenze, inaugurata da Marconi ai tempi delle onde lunghe di Coltano, che venne definita "stazione ultrapotente". Anche se molti possessori e collezionisti di vecchie radio a valvole non sono felici, il Pianeta, in definitiva, ringrazia.

Vi offriamo, grazie a una pagina curata da Carlo Bramanti, la descrizione di un trasmettitore di grande potenza: quello di Firenze Terrarossa, com'era nel 1965:

firenze terrarossa (carlobramantiradio.it)

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