Parliamo
di Rivelatori
Confronto tra
alcuni dispositivi
Gran parte della sensibilità di un ricevitore a
cristallo dipende, si sa, dal rivelatore. Negli anni d'oro della radio a
galena gli sperimentatori provarono tanti diversi dispositivi di
rivelazione, tra i quali alla fine trionfò il cristallo di galena. In
seguito, con l'avvento dei diodi al germanio "a punta di
contatto", anche la galena fu soppiantata dal piccolo diodo, più
comodo, sicuro e ugualmente sensibile. Ma cos'è che determina la
superiorità di un rivelatore rispetto a un altro? E perché certi diodi
non possono essere usati come rivelatori? Vediamo brevemente in questa
pagina come dovrebbe essere un rivelatore perfetto, come è in realtà e
in che modo scegliere il migliore tra i tanti sistemi disponibili.
La rivelazione dei segnali AM
I segnali radio modulati in ampiezza sono costituiti da
due parti: un segnale a radiofrequenza (RF) la cui ampiezza varia nel
tempo, ossia è modulata secondo le variazioni del segnale di bassa
frequenza (BF). Questo concetto è già stato trattato in altre parti di
questo stesso sito (vedi per esempio gli elementi
fondamentali dei ricevitori a cristallo), quindi non mi dilungherò
oltre. La rivelazione consiste nel separare il segnale BF dalla portante
RF, e questo si fa mediante la rettificazione del segnale RF e
successivo filtraggio. Dunque, l'elemento che provvede alla rivelazione
non è altro che un rettificatore, ossia un dispositivo che lascia
passare la corrente in un solo senso. Idealmente, quindi, la rivelazione
potrebbe essere descritta dal seguente schizzo:

Quindi, il compito del rivelatore è quello di
"tagliare a metà" in senso longitudinale il segnale
d'ingresso, e poi eliminare la parte ad alta frequenza riproducendo un
inviluppo fedele della modulazione, ossia il segnale BF. Ora,
diciamo subito che un dispositivo in grado di tagliare a metà con
precisione un segnale non esiste, e forse non esisterà mai. Esistono
invece tanti dispositivi che si avvicinano in qualche modo al
comportamento ideale.
Rivelatore ideale e diodi reali
Vediamo quali dovrebbero essere le caratteristiche di un
rivelatore ideale:
-
Resistenza diretta nulla, per lasciar passare
le semionde positive;
-
Resistenza inversa infinita, per bloccare
completamente le semionde negative;
-
Soglia di conduzione pari a zero, per
discriminare perfettamente la parte del segnale da tagliare;
-
Capacità parassita pari a zero, per evitare
di trasmettere il segnale a RF in modo capacitivo;
-
Induttanza associata pari a zero, per
mantenere una buona sensibilità alle alte frequenze.
Con simili caratteristiche, il segnale rivelato sarebbe
una copia esatta dell'inviluppo di modulazione della potante, e la sua
ampiezza dipenderebbe solo dalla resistenza del carico applicato (per
esempio dalla cuffia). I primi due punti dell'elenco sono responsabili
dell'efficienza del rivelatore; il n. 3 è responsabile della sensibilità,
gli ultimi due sono invece responsabili della risposta in frequenza,
ossia del comportamento del rivelatore a frequenze elevate.

La
figura di qua sopra mostra il confronto tra un diodo ideale (in grigio)
ed un diodo reale per quanto riguarda le caratteristiche
"statiche", ossia quelle relative ai punti 1, 2 e 3. Sono
evidenziati gli effetti della resistenza diretta, della conduzione
inversa e della soglia di conduzione. L'effetto della conduzione
inversa è quello di lasciar passare una certa percentuale di segnale RF
non rivelato, il che riduce l'efficienza del sistema. Anche la
resistenza diretta, essendo in serie al carico, tende a ridurre
l'efficienza del sistema, in quanto provoca una certa dissipazione
d'energia all'interno del diodo stesso (ogni resistenza trasforma
l'energia elettrica in calore). Ma più di tutto si nota l'effetto della
soglia di conduzione: segnali troppo deboli non vengono rivelati,
e comunque il valore della soglia viene sottratto da tutti i segnali
rivelati. Ecco perché la soglia di conduzione è responsabile della
sensibilità del rivelatore. Ai tempi dei pionieri della radio, gran
parte della sperimentazione consisteva nella ricerca dei cristalli più
sensibili, ed alla fine la galena si impose come il migliore, avendo in
certi casi una soglia di conduzione inferiore a 0.1V.
Niente
male, se la confrontiamo con un moderno diodo al silicio, che ha una
soglia di 0.7V!
Quando
poi si passa dalle caratteristiche statiche a quelle dinamiche, allora
le cose si fanno un tantino più complesse, perché occorre tener conto
esplicitamente degli elementi "parassiti" e di altri fenomeni
che degradano il funzionamento di un rivelatore. La figura qui a fianco può servire a dare un'idea di come
potrebbe apparire un rivelatore reale, una volta che potessimo scomporlo
nelle varie componenti. Ho tralasciato di inserire l'induttanza
parassita, che per i nostri scopi possiamo trascurare, mentre ho
disegnato la capacità parassita, il cui effetto dipende dalla
frequenza del segnale, ma in certi casi è sensibile già alle normali
frequenze delle onde medie, per diventare intollerabile nelle bande delle
onde corte. I circuiti del tipo che ho rappresentato bisogna imparare un
po' a leggerli, per evitare di farsi prendere dallo sconforto ogni volta
che si maneggia un diodo. E dal momento che le grandezze parassite non possono
mai essere eliminate del tutto, bisogna imparare a conviverci, magari
sfruttandole a proprio vantaggio.
Un altro
elemento, difficile da rappresentare ma ugualmente presente, è la
cosiddetta "rumorosità" del rivelatore. Questa è
dovuta a fenomeni fisici intimamente legati al processo di
rettificazione, e si avverte come un fruscio più o meno accentuato che
accompagna i deboli segnali rivelati. Anche questo effetto in fin dei
conti limita la sensibilità del ricevitore, in quanto se il fruscio è
molto forte può arrivare a mascherare del tutto un segnale al di sotto
di una certa soglia.
Confronto tra vari dispositivi
Il glorioso rivelatore a "baffo di gatto"
dei nostri nonni (o bisnonni), era tutto sommato un buon rivelatore, e
costituisce un buon compromesso tra le varie caratteristiche ideali. Il
suo punto di forza sta nel fatto che è un rivelatore a "punta di
contatto", il che assicura una bassa capacità parassita. Il suo
più agguerrito antagonista, ossia il rivelatore a carborundum, era
costituito con due dischetti di acciaio con in mezzo il cristallo. La
sua capacità lo rendeva adatto quasi esclusivamente per le onde lunghe,
ed infatti sparì ben presto dalla circolazione. I punti deboli della
galena sono la bassa resistenza inversa e la rumorosità, mentre, come già abbiamo visto,
la soglia di conduzione è bassa. Anche la resistenza diretta è bassa,
sufficiente a pilotare le comuni cuffie da 4000 ohm.
Il diodo a vuoto, ossia l'erede della valvola di
Fleming, è stato usato come rivelatore nella maggior parte delle radio
a valvole "classiche", ossia le supereterodina a 5 valvole dal
1933 (circa) in avanti. Non fu mai usato in sostituzione del cristallo
nelle radio a galena, perché, pur avendo una soglia di conduzione
praticamente nulla, ha tuttavia una resistenza diretta molto elevata, e
quindi offre un rendimento basso.
Il diodo al germanio a "punta di
contatto" è senza dubbio il principe dei rivelatori per radio a
cristallo: bassa soglia di conduzione (0.2V o meno, fino a 0.05V), piccolissima
capacità parassita (pochi pF), bassa resistenza diretta. Un punto
debole è una resistenza inversa piuttosto bassa, che tende ad abbassare
il rendimento specie con segnali forti. Inoltre, alcuni diodi hanno un
rumore non trascurabile, ed a parità di marca e tipo le caratteristiche
non sono costanti.
Il diodo al silicio, attualmente il più diffuso
tra i dispositivi elettronici di rettificazione, purtroppo non è adatto ad essere usato
come rivelatore nelle radio a cristallo, soprattutto a causa
dell'elevata soglia di conduzione (0.6V o maggiore). Esiste un'unica
eccezione, costituita dai moderni diodi "a barriera" Schottky,
(es. BAT46 della SGS-Thomson), che offre una soglia di appena 0.3V.
Come contropartita, però, questi diodi hanno una capacità di giunzione
di una decina di pF, che limita il rendimento già alle frequenze
delle onde medie, ma sono molto meno rumorosi dei diodi al germanio.
|
Dispositivo
|
Soglia
|
Capacità
|
R. diretta
|
R. inversa
|
Rumore |
Affidabilità
|
|
Rivelatore a galena
|
bassa
|
bassa (?)
|
variabile
|
variabile
|
medio-alto |
scarsa
|
|
Diodo OA90 (Ge)
|
<0.1V
|
bassa (3pF)
|
bassa
|
bassa
|
medio |
media
|
|
Diodo Schottky BAT47 (Si)
|
<0.3V
|
media (12pF)
|
media
|
altissima
|
basso |
alta
|
| Diodo Schottky 1N5711 (Si) |
<0.4V |
bassa (2pF) |
media |
altissima |
basso |
alta |
| Diodo 1N914 (Si) |
<0.5V |
bassa (2pF) |
medio-alta |
altissima |
basso |
alta |
|
Diodo BA100 (Si)
|
<0.75
|
bassa (3pF)
|
medio-alta
|
altissima
|
basso |
alta
|
|
Diodo EA50 (vuoto)
|
0V
|
bassissima (1pF)
|
alta
|
altissima
|
medio |
alta
|
La tabella di
qui sopra ci può guidare nella scelta del rivelatore più adatto per le
nostre esigenze. Per esempio, non c'è dubbio che in presenza di segnali
molto forti, già amplificati, oppure di sistemi
"polarizzati", il miglior rivelatore è costituito da un diodo
al silicio possibilmente rapido, come il diffusissimo 1N914, o ancora
meglio il diodo Schottky 1N5751 che offre una minore resistenza diretta
ed una bassissima capacità, mentre il diodo al germanio a punta di
contatto OA90, o il suo equivalente americano 1N34, saranno i sostituti
più adatti del rivelatore a galena nelle applicazioni classiche.
(Ringrazio Gabriele
Monti per avermi segnalato i diodi Schottky).
Leonardo
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